Insulti sui social: via libera alle offese! O no? Per i “leoni da tastiera” resta il reato di diffamazione

Gran parlare in questi ultimi giorni, sulla rete e sui quotidiani, in merito alla richiesta di archiviazione della Procura di Roma su una querela della coppia Fedez Ferragni in un caso di insulti ricevuti sul web. Questa sarebbe la motivazione del Gip: “I social non sono autorevoli e godono di una scarsa considerazione, per cui non sono idonei a ledere la reputazione altrui”.
Sembrerebbe quasi un via libera ad offese ed insulti, ma attenzione a sentirsi autorizzati a sfogare i propri peggiori istinti: parliamo infatti di un caso isolato atteso che, a differenza di quanto qualche tribunale possa ritenere, l’indirizzo della Corte di Cassazione è costante nel “castigare” la diffamazione sui social.

Il codice penale
La Suprema Corte, infatti, in più occasioni ha applicato l’art. 595 del codice penale che prevede la lesione dell’onore e della reputazione altrui con altro mezzo di pubblicità diverso dalla stampa.
E ci riferiamo al rischio reclusione o multe, giacché “chiunque… comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”.

Diffamazione aggravata
Sotto questo aspetto, inoltre, sono numerose le sentenze che hanno sottolineato la portata devastante delle offese lanciate sui vari social che per loro natura fungono da cassa di risonanza del messaggio lesivo della reputazione verso una platea sterminata di utenti, tanto da rendere la vita privata o professionale un inferno.
In definitiva, a dispetto di qualche sensazionalistico lancio giornalistico, non si sta sdoganando alcuna libertà di offendere giacché i comportamenti lesivi dei cosiddetti “leoni da tastiera” continueranno ad integrare ipotesi di diffamazione aggravata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *